Nel 2013 ci saranno ancora l'euro e l'Unione europea?

Pensavo di potermela cavare con un raccontino di fantapolitica con Mario Monti/Oliver Cromwell indeciso se accettare o no l’ingrato incarico di “Lord Protector” del “Commonwealth of Italy”. di Paolo Ferrandi - Paferrobyday
8 AGO 20
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Pensavo di potermela cavare con un raccontino di fantapolitica con Mario Monti/Oliver Cromwell indeciso se accettare o no l’ingrato incarico di “Lord Protector” del “Commonwealth of Italy”. Gli incarichi, infatti, sono sempre ingrati per i puritani e i professori della Bocconi i quali però, essendo puritani (o professori), sono pure un po’ masochisti e quindi anelano alla scomodità del potere e se ne inebriano pur chiamandolo “servizio”.

Però, insomma, la cosa non fa neppure troppo ridere e soprattutto non tiene conto della complessità della situazione. Perché, parliamoci chiaro, non siamo nemmeno sicuri che nel 2013 ci sia ancora l’euro o l’Unione europea come la conosciamo.

Partiamo dai vincoli esterni che determinano lo spazio politico in cui si muove Monti. In Italia nessuno si è reso ben conto dell’ampiezza del problema: il “contagio” della crisi dei debiti sovrani si è ormai esteso non solo ai paesi periferici dell’aerea dell’euro (i cosiddetti PIIGS, cioè Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), ma sta intaccando anche la credibilità del “nocciolo duro”, cioè della Francia e, anche se in misura molto minore, della Germania. Di fronte a un problema così enorme le risposte messe in campo sono piuttosto deboli: la BCE non potrà comprare bond sul mercato secondario in eterno, manca qualunque volontà politica – e del resto non ci sarebbe il tempo di modificare i trattati – di fare della banca centrale un “Lender of Last Resort” e l’EFSF – l’European Financial Stability Facility, cioè il fondo “salva-stati” – è poco più di un fucile caricato a salve, quando servirebbe un bazooka. La situazione, quindi, è già gravemente compromessa a prescindere da quanto bene possa fare Monti in Italia.

Consideriamo ora i vincoli interni che non sono meno stringenti. Il governo Monti gode di un prestigio indiscusso e per ora la luna di miele con l’opinione pubblica e i mezzi di comunicazione di massa non si è ancora incrinata. Ma il Professore deve fare i conti con un Parlamento di non eccelsa qualità (Scilipoti, con la monodimensionalità delle maschere della commedia dell’arte, ne è l’emblema) e con partiti profondamente divisi al loro interno. Non considerando, infatti, le posizioni estreme della Lega e di Sinistra Ecologia e Libertà, e quella “malpancista” di Di Pietro, anche tra i movimenti che appoggiano il governo dei tecnici c’è parecchia maretta. PD e PDL, infatti, sono profondamente divisi al loro interno: si discute, come nel PDL, sul senso dell’appoggio dato a Monti; oppure, come nel PD, sulla politica troppo liberista espressa dal Professore. In più né Bersani, né tantomeno Alfano (i due segretari) appaiono dotati della leadership necessaria per tenere uniti i rispettivi partiti. Il Terzo Polo, poi, pur essendo il partito che esprime l’appoggio più convinto è anche il movimento che, in termini numerici, conta meno in Parlamento. Taccio, infine, sull’umore atrabiliare di Silvio Berlusconi che è stato costretto alle dimissioni. Il risultato più probabile, quindi, è che il governo sbandi paurosamente quando dovrà mettere mano alle riforme più spinose e operare i tagli più dolorosi. Oppure che decida di non decidere con la dovuta tempestività e incisività, come sta già accadendo con la manfrina dei sottosegretari. Ma questo sarebbe duramente sanzionato dai mercati prima che dall’Unione europea.

A questo punto si aprono due scenari. E tutti e due comportano le elezioni anticipate. Nel primo Monti non s’impegna in prima persona e lascia mano libera al vecchio bipolarismo che, però non appare in grado di dare una soluzione ai problemi del Paese. Nel secondo il Professore diventa il catalizzatore di un nuovo partito centrista e moderato “à la” Kadima che potrebbe pure avere la capacità di vincere le elezioni. E così si ritorna al fantasma del Lord Protettore, questa volta, però, legittimato dal voto popolare. Fantapolitica? Forse, ma neppure troppo distante dai reali punti di frattura dell’attuale situazione politica.
di Paolo Ferrandi - Paferrobyday